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Telegram alle strette rivela il rischio di avere dispositivi chiusi come gli iPhone

Telegram è sotto attacco: la Russia lo accusa di favorire i terroristi dando loro un modo per comunicare senza essere sorvegliabili da parte delle autorità, ma il fondatore di Telegram, Pavel Durov, si rifiuta di dare alle autorità russe le chiavi di decrittazione dei messaggi degli utenti.

La sua argomentazione nel mettersi contro il volere di uno stato che ha dimostrato di non essere particolarmente tenero con chi non si adegua alle sue richieste è che consegnare le chiavi di decrittazione non avrebbe nessuna conseguenza utile per l’antiterrorismo: i terroristi non farebbero altro che spostarsi su un’altra app di messaggistica protetta.

Le autorità russe hanno reagito bloccando Telegram, ma Telegram ha trasferito i propri servizi sui cloud di Google e Amazon, per cui se le autorità vogliono bloccare Telegram dovrebbero bloccare tutto Google e tutto Amazon. Impraticabile, anche se la Russia attualmente ha bloccato circa 16 milioni di indirizzi IP, quasi tutti di Amazon Web Services e Google Cloud. Comunque gli utenti possono eludere il blocco.

Gli app store di Android (Google) e iOS (Apple) continuano ad ospitare l’app, ma BoingBoing coglie l’occasione per una riflessione di fondo: se Apple o Google cedono alle pressioni russe e bloccano l’app di Telegram, sarà molto difficile per gli utenti russi riuscire a procurarsela o ottenerne gli aggiornamenti.

Gli utenti Android dovranno solo attivare un’opzione del loro telefonino per installare Telegram da fonti alternative, ma gli utenti iOS dovranno fare i salti mortali (jailbreak) per fare altrettanto. È il difetto dei sistemi chiusi: creano un nuovo punto debole.


Fonte aggiuntiva: Sophos.
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UFO e astronauti, come discutere con un lunacomplottista, segreti lunari: aggiornamento di “Luna? Sì, ci siamo andati!”

Ultimo aggiornamento: 2018/04/23 1:00.

Finito! Ho completato il caricamento online delle versioni aggiornate dei capitoli 11, 12, 13, 14, 15 e 16 di Luna? Sì, ci siamo andati, il mio libro gratuito di risposte alle tesi di complotto intorno agli sbarchi sulla Luna. Il libro è ora finito e completamente disponibile online nella sua nuova veste adatta anche per tablet e smartphone.

Nel Capitolo 11, UFO e allunaggi, mi occupo delle tesi che sostengono che gli astronauti lunari abbiano incontrato gli alieni sulla Luna. Le trovo spassose, perché se hanno incontrato gli extraterrestri sulla Luna, vuol dire che sulla Luna ci sono andati davvero, e quindi è meraviglioso prendere questi sostenitori e metterli contro quelli che negano le missioni lunari.

Ho colto l’occasione per parlare anche della recente “notizia” secondo la quale quattro astronauti Apollo sarebbero stati sottoposti alla “macchina della verità” per confermare che hanno visto degli UFO.

Nel Capitolo 12, Come discutere con i lunacomplottisti, spiego appunto alcune tecniche e alcune domande specifiche da fare ai sostenitori delle tesi di complotto per evitare di impantanarsi in discussioni estenuanti e spesso inconcludenti.

Nel tredicesimo capitolo, I veri segreti della Luna, accenno alcune delle storie poco conosciute delle missioni lunari, che prima o poi riuscirò (spero) a raccogliere in un libro apposito.

Nel quattordicesimo, In ricordo dei caduti, presento le foto e le storie degli uomini e delle donne che sono morti nel corso dell’esplorazione spaziale.

Il Capitolo 15, Per saperne di più, è un elenco di fonti fotografiche, bibliografiche e videografiche sul cospirazionismo lunare e sulle missioni Apollo.

Il Capitolo 16, Luna in cifre, riassume gli aspetti di ciascuna missione ed elenca i dati e le informazioni tecniche sui vari veicoli e strumenti utilizzati.

Luna? Sì, ci siamo andati ha superato da poco le 200.000 visualizzazioni ed è interamente gratuito, sostenuto solo dalle vostre gentili donazioni.

Buona lettura!


Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.
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Podcast del Disinformatico del 2018/04/20

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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Facebook tenta di far passare il riconoscimento facciale anche in Europa

Credit: Lorenzo Vianini.
Facebook sta iniziando a chiedere agli utenti europei e canadesi di attivare il riconoscimento facciale per identificarli nelle foto e anche nei video, come già avviene in molte altre regioni del mondo.

Nell’UE questo riconoscimento era stato interrotto nel 2012 in seguito alle obiezioni dei legislatori e delle associazioni di tutela della privacy.


Stavolta Facebook ci prova, in occasione dell’imminente entrata in vigore delle nuove norme GDPR, aggiungendo al riconoscimento facciale nuove funzioni per renderlo apparentemente più utile e appetibile per gli utenti, come nota Graham Cluley. Il comunicato stampa di Facebook parla della possibilità di sapere se qualcuno carica una vostra foto come immagine del proprio profilo e quindi evitare che qualcuno si spacci per voi, oppure di sapere quando qualcuno vi include in una foto senza taggarvi.

Il riconoscimento facciale sarebbe utile, dice Facebook, anche per gli ipovedenti, perché consentirebbe al social network di descrivere a parole il contenuto di un’immagine, come già avviene in parte già ora.

È piuttosto evidente che questa raccolta di massa di immagini catalogate comporta un rischio di privacy, molestia, stalking e abuso generale molto elevato, e Facebook non ha un passato particolarmente brillante in questo senso, per cui è consigliabile disattivare quest’opzione.

Il guaio è che nonostante tutte le promesse di redenzione fatte da Facebook, le prime segnalazioni indicano che l’opzione di riconoscimento facciale è attivata per impostazione predefinita, almeno in questa fase introduttiva, e spetta all’utente accorgersi che c’è e disabilitarla.

Sull’app, toccate l’hamburger (le tre linee orizzontali), andate in Impostazioni - Privacy e cercate Riconoscimento facciale.




Se invece usate il sito Web di Facebook, provate questo link:

https://www.facebook.com/settings?tab=facerec

Non tutti trovano quest’opzione. Ho chiesto ad alcuni lettori, che l’hanno trovata attivata e mi hanno mandato le schermate che vedete qui sopra. Conviene quindi restare vigili.
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Allerta in Minecraft per skin infettate, ma niente panico

Le skin di Minecraft incriminate. Credit: Avast.
Kotaku segnala che oltre 50.000 giocatori di Minecraft sono alle prese con un allarme virus. Avast spiega che alcune skin caricate sul sito ufficiale di Minecraft contenevano malware. Se uno dei 74 milioni di giocatori di Minecraft le scarica, questo malware potrebbe in teoria riformattare i loro dischi rigidi e cancellare i dati di backup.

I giocatori, però, possono stare tranquilli: le skin sono state rimosse e il pericolo è passato. Secondo gli sviluppatori di Minecraft, anzi, il pericolo probabilmente era solo apparente, perché le skin sono immagini in formato PNG e, come tutte le immagini in questo formato, possono contenere metadati di vario genere, e qualcuno ha pensato di inserire in queste skin del codice ostile, che viene riconosciuto dagli antivirus come malware. Ma questo codice è confezionato in un modo che rende praticamente impossibile eseguirlo e quindi infettarsi.

Minecraft ha colto l’occasione per attivare dei filtri che rimuovono dalle skin eventuali metadati di qualunque genere.

Niente panico, quindi, e buon divertimento.
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