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Fitbit diventa testimone d’accusa in un caso di omicidio

La vittima dell'omicidio,
Connie Dabate.
Spesso segnalo il problema dell'accumulo inconsapevole di dati personali generato dai dispositivi dell'Internet delle cose, ma stavolta uno di questi dispositivi potrebbe essere decisivo nel risolvere un caso di omicidio e forse incastrare il colpevole.

Arriva da Ellington, in Connecticut, la notizia che la polizia locale sta indagando sull'omicidio di una donna, Connie Dabate, avvenuto nel 2015. Secondo il marito, la donna sarebbe stata uccisa con un'arma da fuoco da un intruso mascherato, un uomo "alto e obeso" dalla voce profonda.

Ma la polizia ha scoperto che il braccialetto Fibit della donna stava ancora registrando dei passi più di un'ora dopo l'orario al quale sarebbe stata uccisa stando al racconto del marito. Anche altri dispositivi domestici, come l'antifurto, i computer, i telefonini e i messaggi pubblicati sui social network, contengono dati che contraddicono le dichiarazioni dell'uomo.

Il marito si dichiara innocente, ma è stato ora incriminato e arrestato ed è soggetto a una cauzione di un milione di dollari.
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Voci simulate con Lyrebird

Quelle che potete sentire qui su Lyrebird.ai o qui sotto non sono le classiche voci-parodia di personaggi famosi (in questo caso Barack Obama, Donald Trump e Hillary Clinton), generate rimontando ad arte dei pezzi di loro frasi effettivamente pronunciate: sono completamente sintetiche. A Lyrebird basta anche un solo minuto di voce registrata per creare una copia che imita tutte le caratteristiche identificative di una persona. Da questa copia è possibile generare qualunque frase.


Le implicazioni di autenticazione e di identità di un servizio del genere sono impressionanti. Di questo passo non potremo più fidarci di una voce sentita al telefono, per esempio, i sistemi di autenticazione basati sul riconoscimento del timbro di voce saranno inattendibili e potremmo trovarci presto a conversare con dei chatbot che fingono di essere la persona con la quale vorremmo parlare (Be Right Back di Black Mirror si avvera sempre più, insomma); per contro, i contratti fatti per telefono potrebbero non essere più legali (il venditore potrebbe aver creato la mia voce) e potremmo anche sentire i film doppiati con le voci degli attori originali che miracolosamente parlano la nostra lingua.
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SnapChat aggiunge la realtà aumentata con World Lenses

Snapchat ha attivato la realtà aumentata, ma non la chiama con questo nome: la definisce World Lens e la usa per inserire degli oggetti virtuali in una fotografia, rispettandone la prospettiva e le proporzioni invece di limitarsi al solito inserimento piatto e bidimensionale. È un prodotto forse frivolo nel suo utilizzo ma decisamente sofisticato per il modo in cui è in grado di riconoscere la struttura tridimensionale di una scena inquadrata dalla fotocamera dello smartphone e adattare gli oggetti virtuali ai cambiamenti d'inquadratura.


Per usarlo basta toccare una sola volta lo schermo mentre si inquadra una scena. Buon divertimento.


Fonti: Snap.com, Gizmodo.
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Malware per Mac travestito da comunicazione del fisco svizzero

Settaggi alterati da OSX/Dok.
Credit: CheckPoint Software
Rischia di fare parecchi danni in Svizzera il nuovo malware per Mac segnalato dalla società di sicurezza informatica Checkpoint Software: non solo perché molti utenti Apple pensano di non essere vulnerabili agli attacchi informatici, a differenza di chi usa Windows ed è abituato a ritenersi attaccabile, ma anche perché usa un trucco molto efficace: finge di essere una comunicazione ufficiale delle autorità fiscali svizzere.

Il malware, denominato OSX/Dok, è molto sofisticato: è apparentemente autenticato da un certificato digitale, si adatta alla lingua utilizzata dal Mac dell'utente ed è efficace su  tutte le versioni di Mac OS X. Si diffonde via mail sotto forma di un allegato in formato ZIP che, se aperto ed eseguito, modifica il funzionamento del computer installando un nuovo certificato root e dirottando tutto il traffico attraverso un proxy server.

In questo modo i suoi gestori possono intercettare praticamente tutte le comunicazioni della vittima, comprese quelle cifrate tramite SSL. Quando ha finito la propria opera, il malware si autocancella dal computer infettato, che rimane modificato e vulnerabile.

Per sapere se si è stati colpiti da un attacco di questo genere si può andare nelle impostazioni dei proxy (nelle Preferenze di Sistema) e controllare che non siano state alterate. Per fare prevenzione è opportuno dotarsi di un buon antivirus e tenerlo costantemente aggiornato, ma soprattutto è necessario che gli utenti non aprano ed eseguano gli allegati inattesi.
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Il mistero delle vie fantasma e delle città inesistenti nelle mappe

Se andate in vacanza negli Stati Uniti, non provate a visitare la località di Agloe, nello stato di New York. Non ve lo sto sconsigliando perché è un postaccio: è che semplicemente non la troverete, nonostante sia indicata sulle cartine e sia catalogata su Wikipedia.

Se invece vi trovate a Bristol, nel Regno Unito, non perdete tempo a cercare di entrare nella viuzza chiamata Lye Close: è riportata chiaramente sulle mappe cartacee, ma in realtà non esiste. Posti fantasma come questi sono segnalati in tutto il mondo: ad Atene, per esempio, una delle più vendute cartine stradali include numerose vie in realtà inesistenti.

Le mappe, insomma, mentono. Di solito si parla di città o strade segrete che non compaiono sulle mappe, ma esiste anche il fenomeno contrario.

No, non è un complotto per nascondere strade o città segrete: è un trucco contro le copie abusive delle mappe. Da almeno un secolo, infatti, i cartografi inseriscono intenzionalmente dei dati falsi qua e là in modo da smascherare chiunque duplichi abusivamente il loro lavoro. I diritti d'autore sulle mappe rappresentano un mercato enorme e la pirateria dei dati delle cartine è molto più frequente di quel che si potrebbe immaginare. Le vie inesistenti si chiamano trap street o copyright trap.

Il caso più sensazionale di pirateria cartografica smascherata grazie a questi dati fittizi accadde nel Regno Unito fra il 1999 e il 2001, quando emerse che la Automobile Association (grosso modo l'equivalente dell'ACI italiano) aveva copiato le cartine dell'ente cartografico dello stato britannico e risarcì la violazione pagando ben venti milioni di sterline di allora (circa 36 milioni di euro di oggi).

Questi errori intenzionali si usano ancora oggi: li adoperano i creatori delle mappe digitali usate nei navigatori satellitari e negli smartphone, in modo da sapere se qualcuno copia il loro paziente lavoro cartografico e avere le prove schiaccianti della pirateria che li danneggia.

È forse per questo che a volte i navigatori digitali sbagliano o propongono strade improbabili? Per fortuna no: oggi i cartografi digitali usano trucchi più sofisticati, che non rischiano di far perdere l'utente a caccia di vie o località inesistenti. Per esempio, i tratteggi usati per delimitare un'area possono essere composti da linee e punti che sembrano casuali ma in realtà sono parole in codice Morse. Un altro metodo molto elegante è alterare uniformemente gli ultimi decimali delle coordinate geografiche, in modo che siano differenti dai valori reali. La differenza non ha alcun effetto pratico sulla navigazione, perché rappresenta uno scostamento di qualche centimetro, ma consente di dimostrare la provenienza dei dati e rivelare facilmente la pirateria.

Essere onesti conviene, insomma, anche a proposito di mappe: fra l'altro, se vi servono dati cartografici, non volete piratarli ma non potete pagarli, esiste da tempo il progetto senza scopo di lucro Openstreetmap.org, le cui cartine digitali del mondo sono liberamente utilizzabili, a patto di citarne la fonte, senza finire in strade fantasma.


Fonti: Mental Floss, Open Street Map, Wikipedia.
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